Carta e stampa: dai luoghi comuni alla realtà

Nonostante la carta sia un elemento integrante della nostra vita quotidiana, anche al di là di quanto crediamo, il nostro rapporto con lei è costellato da luoghi comuni spesso non fondati.

Il primo e forse il più radicato riguarda la presunta distruzione delle foreste a causa del loro sfruttamento per la produzione di carta. La realtà è che questa, invece, addirittura ne aiuta e favorisce la crescita. Partiamo infatti dal dato di fatto che, stando alle statistiche CEPI, il 94% della carta utilizzata in Europa è prodotta nel continente e lo stesso vale per oltre l’80% delle materie prime utilizzate. Bene, secondo i dati FAO nei dieci anni tra il 2005 e il 2015, la superficie coperta dalle foreste europee è cresciuta di 44.000 Km quadrati e nei primi quindici anni del millennio l’area coperta da certificazioni di gestione forestale verificate secondo standard internazionali è cresciuta di oltre 24 volte.

Un altro cliché è espresso in modo tanto sintetico quanto efficace: la carta fa male all’ambiente. In realtà la carta è uno dei prodotti più sostenibili dei quali possiamo disporre. Il legno, che è la principale materia prima usata per la sua produzione, è rinnovabile e riciclabile, e come tutti sappiamo contribuisce, in forma di boschi e foreste, al miglioramento della qualità e della purezza dell’aria. Secondo i Sustainability Report di CEPI del 2013 e del 2018 quasi tre quarti delle cellulose consumate da siti di carta e cartone in Europa, erano coperte da certificazione di enti indipendenti di certificazione forestale mentre oltre il 90% della capacità produttiva di carta in Europa adotta sistemi di gestione ambientali certificati ISO 14001 o registrati EMAS.

Un terzo luogo comune sulla carta la definisce come un mero rifiuto da smaltire; ma non solo la carta è nella grandissima maggioranza dei casi riciclabile e biodegradabile: è in assoluto il materiale più riciclato in Europa e più della metà delle materie prime della carta prodotta in Europa è costituita da carta da riciclare (Official Municipal Waste Data for England). Se consideriamo il continuo sviluppo dei sistemi locali di raccolta differenziata e che solo alcuni tipi di carta non possono essere riciclati (ad esempio le carte per alimenti o da cucina, spesso comunque biodegradabili e recuperabili nelle frazioni umide dei rifiuti) ci rendiamo conto che le percentuali di recupero sono sicuramente destinate a crescere diminuendo così al tempo stesso le quantità da inviare in discarica: questo porterà anche a ulteriori sviluppi economici dato che la carta da macero viene considerata una risorsa importante e che esiste un mercato in continua crescita legato alla raccolta e al riciclo del materiale.

C’è infine un luogo comune figlio della rivoluzione digitale che ha profondamente cambiato la nostra vita: la comunicazione elettronica è più sostenibile di quella su carta. Anche in questo caso le evidenze dicono che in realtà la comunicazione elettronica ha un significativo impatto ambientale. Naturalmente si tratta di una valutazione che deve tenere conto dell’intero ciclo di vita della comunicazione digitale: basta pensare che l’impatto ambientale degli strumenti di comunicazione digitale, in continua crescita per la loro sempre maggiore diffusione ammonta a molte decine di tonnellate di cosiddetto e-waste, i rifiuti elettronici come computer, tablet e smartphone (Fonte: United Nations Environment Progr., 2015) e che secondo il Journal of Cleaner Production, 2018 le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) sono fonte del 2,5-3% delle emissioni globali di gas ad effetto serra e si prevede che crescano fino al 14% entro il 2040.

E’ bene quindi adottare un approccio libero da pregiudizi: per anni abbiamo pensato che sostituire la carta agli strumenti digitali significasse spendere male i nostri soldi e fare un danno alla natura: oggi non solo avvertiamo sempre più spesso la fatica del sovraccarico digitale ma sappiamo che, usando le dovute attenzioni, se usiamo la carta il nostro pianeta non soffre.

Anzi.

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